A Real Pain – La Recensione Jesse Eisenberg punta in alto e incanta

Tra le folte schiere di nostalgici che rimpiangono quei decenni in cui il cinema sembrava voler sperimentare ad ogni piè sospinto, c’è chi afferma che il ventaglio di temi da indagare all’interno di un prodotto audiovisivo sia oramai limitato – in particolare a causa della perpetua reiterazione di archetipi e dinamiche narrative care sostanzialmente all’antica Grecia – e chi, in linea con tale assunto, afferma persino che non vi sia soltanto una penuria in termini di argomenti, ma anche in relazione alle modalità con cui questi vengono rappresentati. Una visione condivisibile, che, tuttavia, ad uno sguardo più attento, rivela una serie di presupposti piuttosto traballanti. Difatti, se per quanto concerne il cinema di massa è possibile in parte rintracciare quella tanto lamentata pigra riproposizione di temi, personaggi e processi di sviluppo narrativo – appare infatti complicato citare prodotti audiovisivi con soggetti inediti che si presentino al grande pubblico (basti pensare al paludoso e stantio panorama dei cinecomic) -, il cinema d’autore parrebbe ribaltare clamorosamente tale asserzione, regalando ad ogni stagione cinematografica una considerevole quantità di perle in grado di illuminare con una lanterna l’oscura valle del risultato a rischio zero.
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