Cinquant’anni fa l’assassinio di Mikis Mantakas figlio d’Europa Oltre l’odio e l’oblio

Mezzo secolo. Tanto è passato dall’assassinio di Mikis Mantakas, studente universitario greco, militante del Fuan, freddato a morte a Roma di fronte alla sezione missina via Ottaviano da un commando di Potere operaio guidato da Fabrizio Panzieri e Alvaro Lojacono. Era il 28 ottobre 1975, oggi quel ragazzo biondo venuto in Italia a studiare medicina (prima a Bologna, poi a Roma) avrebbe 73 anni. Per molti riaffiora il tumulto di quelle ore maledette. Risuonano gli spari. Si sentono le urla e la concitazione, deflagrano il dolore e la disperazione. Erano gli anni bui in cui la destra non aveva diritto a esistere e ‘uccidere un fascista non era reato’. Erano giorni in cui la capitale era sotto assedio dell’estrema sinistra mobilitata militarmente “contro i fascisti” che osavano presidiare il palazzo di Giustizia  durante il processo ad Achille Lollo (l’unico in carcere), Marino Clavo e Manlio Grillo (latitanti) per il rogo di Primavalle, nella quale perso la vita Stefano e Virgilio Mattei.
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