I treni della felicità | le storie | Le porte di casa erano aperte Carluccio era come un fratello
"Carluccio aveva due anni più di me, ma in casa lo accogliemmo subito come un fratello", ricorda Remo Bagnoli, classe 1938, carpigiano. La sua era una famiglia contadina: "Nella nostra casa abitavamo tutti insieme, io, mio papà Gino, mia mamma Marcellina, i miei fratelli, ma anche le famiglie dei fratelli e della sorella del papà. Eravamo in 21 ma le porte erano aperte anche per i ‘camarànt’ che non avevano casa", dice con gli occhi lucidi. E quando da Napoli nel 1947 arrivò quel ragazzino, ci fu posto anche per lui. Remo Bagnoli è stato testimone diretto dell’esperienza dei ‘treni della felicità’ che nell’immediato dopoguerra (grazie all’iniziativa del Partito Comunista e dell’Unione donne italiane) portò al Nord migliaia di bimbi del Sud che vivevano nella miseria totale. Furono accolti, sfamati, vestiti, andarono a scuola.
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