Henry Miller e il tropico della sregolatezza

«Un Walt Whitman tra i cadaveri». Così George Orwell definiva, non senza una punta di ammirazione, Henry Miller. Ne aveva letto soltanto i primi romanzi: tropico del Cancro, del 1934 e Primavera nera del 1936, a cui sarebbe seguito nel 1939 tropico del Capricorno. E ne era rimasto profondamente colpito. A tratti forse disgustato, certo, ma comunque colpito. Ne aveva colto l’essenza più di tantissimi critici che nel corso dei decenni si sarebbero misurati con la fluviale prosa di Miller, con i suoi flussi di coscienza, le sue discese nel marcio e le sue risalite verso le vette dello spirito. Per i più, e per lungo tempo, Henry Miller è stato semplicemente uno scrittore pornografico.  Non che egli abbia fatto molto per togliersi di dosso l’etichetta, bisogna dirlo. Anzi, nel 1941 scrisse – su commissione dell’editore Milton Luboviski – lo straniante Opus Pistorum, un romanzo interamente composto da scene di sesso.
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