La voglia di rissa che riduce ogni dibattito a una sorta di guerra mondiale
E siccome c’erano stati in passato degli affrontamenti televisivi tra me e Vittorio Sgarbi, ecco che una giornalista mi chiama a chiedermi che ne penso io del suo star male, della sua depressione, del fatto che un tale combattente stia adesso steso in una camera d’ospedale romano. Com’è fin troppo ovvio rispondo che ho cara l’intera famiglia Sgarbi, che Elisabetta ha edito alcuni miei libri, che reputo Vittorio un amico e che gli faccio i miei più fraterni auguri di rimettersi in sesto al più presto. Alla ripetuta richiesta di far riferimento ai nostri litigi televisivi, rispondo che erano sciocchezze che sul lungo periodo non contavano nulla di nulla. Seppure il nostro sia un contatto soltanto telefonico, avverto che la giornalista è delusa delle mie risposte. Lei si aspettava e sperava che io mi dicessi entusiasta dello star male di Vittorio, e allora sì che ne sarebbe venuto un articolo degno della prima pagina con relativo ed efferato titolo.
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