Il restauratore di memorie Una distopia allegra e spensierata sui lavori del futuro
A Torino, nel 2043, il mestiere più intimo del mondo era diventato quello di “restauratore di memorie digitali”. Era una figura mezza psicologo, mezza tecnico, mezza poeta. Uno che prendeva le foto, i messaggi, i vocali, i frammenti di vita delle persone defunte e li restituiva in forma narrativa, armonica, delicatamente umana. Non era un necrologio. Non era una biografia. Era un algoritmo, certo, ma guidato da una sensibilità umana. Un mestiere che prima non esisteva, e che ora veniva pagato bene, più dei notai. Chi lo faceva doveva avere un buon gusto, una discrezione ferrea, e un senso letterario applicato al dolore. Camilla aveva 31 anni, un dottorato in filosofia della mente e un padre che le parlava ancora tramite vecchi messaggi vocali. Era entrata nella professione per caso: l’AI centrale l’aveva selezionata dopo aver letto le sue lettere mai spedite.
Leggi su Ilfoglio.it

Ilfoglio.it - Il restauratore di memorie. Una distopia allegra e spensierata sui lavori del futuro
- Il restauratore di memorie. Una distopia allegra e spensierata sui lavori del futuro
Video restauratore memorie