Nell’epoca dei rifugi di montagna con le ostriche ‘Tornare a esplorare’ è ciò che serve

In un’epoca in cui ci sono rifugi di montagna che servono ostriche e champagne. In un’epoca in cui si moltiplicano bivacchi e punti di appoggio. In un’epoca in cui si infrastruttura tutto l’infrastrutturabile. In un’epoca in cui pretendi la connessione in ogni angolo anche il più remoto. In un’epoca in cui la gente si adrenalina sui nuovi ponti tibetani (persino nel Parco Nazionale Val Grande) o nelle zipline.In un’epoca come questa, insomma, in cui si riducono sempre più gli spazi di avventura e di reale conoscenza, ben venga un titolo come Tornare a esplorare che racchiude in sé appunto quel verbo “esplorare” che è l’esatto contrario dell’approccio superficiale della stragrande maggioranza della gente all’ambiente naturale. Consono, mi permetto di aggiungere io, a un’epoca in cui si vede ma non si guarda, si sente ma non si ascolta.
Nell’epoca dei rifugi di montagna con le ostriche ‘Tornare a esplorare’ è ciò che serve

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