Vietare o educare? Il destino dell’AI negli atenei
Conservatore: Cominciamo da un punto semplice, direi quasi banale: se l’università rinuncia a porre limiti all’uso dell’intelligenza artificiale, rinuncia a se stessa. È un tema di etica, certo, ma anche di forma mentis. Non puoi dire a uno studente che il sapere è fatica, confronto, dubbio, e poi lasciargli scrivere un saggio interamente generato da un chatbot. È una contraddizione educativa, prima ancora che disciplinare. Progressista: Capisco il tuo punto, ma non ti pare un po’ moralistico? L’università non è una macchina per verificare l’autenticità dell’elaborato, è un luogo per imparare a pensare. E se oggi il pensiero passa anche attraverso l’interazione con strumenti come ChatGPT, perché dovremmo ignorarlo o demonizzarlo? Il problema non è l’uso dell’AI, ma l’uso acritico. E il nostro lavoro dovrebbe essere educare all’uso critico, non fingere che il mondo digitale non esista.
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