Cogliere le metafore è una dote sempre più rara

Se oggi qualcuno annunciasse una campagna per eliminare l’analfabetismo, state certi che si troverebbero degli indignati pronti ad accusarlo di voler progettare lo sterminio fisico degli analfabeti, come un Pol Pot alla rovescia. La capacità di distinguere tra i piani – quello delle idee e quello delle persone in carne e ossa – è dote intellettuale sempre più rara. Tre esempi. Quando, nel 2018, Emmanuel Macron parlò del populismo dilagante in Europa come di una lebbra, molti populisti se la legarono al dito: ma come, ci sta dicendo che siamo dei malati, ci vuole rinchiudere in un lebbrosario! Non li sfiorò l’idea che la metafora della lebbra non implicasse che erano letteralmente coperti di squame. Due anni fa il podcaster cattolico Michael Knowles disse che sarebbe stato bene sradicare l’ideologia transgender dalla cultura americana, e fu messo alla berlina (tra gli altri da Judith Butler, che con la chiarezza del linguaggio ha da sempre qualche problema) per aver invocato, addirittura, il genocidio dei trans.
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