Il peso decisivo della lobby pro-Israele sulla politica Usa

Money buy votes: i soldi comprano i voti. Ne sa qualcosa Hill Harper, ex-attore (Limitless, CSI: New York) oggi politico rampante fra le fila dei Democratici. Candidatosi alle primarie in Michigan nel 2023, Harper è stato raggiunto nel novembre di quell’anno da una strana proposta: gli venivano offerti 20 milioni di dollari per orientare la propria campagna contro Rashida Tlaib, la candidata dem di origini palestinesi che correva alle primarie nel medesimo Stato. Harper, che ha denunciato il fatto alla stampa dichiarando «non mi compreranno, non mi piegheranno», ha affermato che gli autori della proposta erano rappresentanti dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la più importante delle 51 lobby filoisraeliane presenti negli USA. AIPAC, che dal 1954 si occupa di finanziare alle elezioni statunitensi candidati vicini allo Stato di Israele, è stata spesso accusata di rappresentare le posizioni del partito di destra Likud e viene criticata da numerosi altri gruppi ebraici che oggi sostengono il cessate il fuoco a Gaza, come Jewish Voice for Peace, e da molti discendenti di sopravvissuti della Shoah.
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