La coscienza di cittadino L’impegno per la verità
"La morte di Giancarlo è stata un colpo al cuore perché insieme stavamo cominciando la nostra vita – ci racconta il fratello, Paolo Siani –: io da medico, lui da giornalista. Avevamo un legame fortissimo che ci portava a parlare tanto, a confrontarsi e a comunicare su qualsiasi argomento. Giancarlo era un ragazzo allegro, appassionato di pallavolo. Era tifoso del Napoli e andava allo stadio. Sentiva fortemente questa sua coscienza di essere cittadino e di impegnarsi attraverso la sua professione – aggiunge – perchè amava raccontare le cose affinché potessero essere utili agli altri. Non era un ragazzo cupo, insicuro, che faceva la guerra alla camorra, ma un bravo giornalista alle prime armi che si occupava di riportare notizie. Era un giornalista ’abusivo’, così gli piaceva descriversi. Non era assunto dal giornale per cui lavorava e percepiva compensi irrisori.
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