La verità assoluta nel calcio non potrà mai esistere

Presto, innalzate al cielo dieci, cento, mille pinte per Mark Clattenburg, l’ex arbitro inglese che da tempo conduce una sacrosanta e non reazionaria battaglia contro il Var: ha impigrito gli arbitri, viziato il gioco, ucciso le emozioni e soprattutto trasformato noi britannici in petulanti italiani sempre pronti a lamentarsi delle decisioni arbitrali. Ormai stiamo ore a discutere di intensità dei contatti, distanza della mano dal corpo, ci accapigliamo su un fallo fischiato o non fischiato per colpa del grande equivoco che il Var ha introdotto nello sport più bello del mondo, rovinandolo, e cioè che possa esserci una verità assoluta, oggettiva e definitiva per ogni dettaglio, ogni contrasto, ogni movimento più o meno involontario. Liberateci da questo inferno, please.                          E liberate i tifosi del River Plate da un altro, nuovo, incubo tecnologico: da quest’anno la squadra argentina (potrà mai venire qualcosa di buono, da quel posto?) ha introdotto un sistema di riconoscimento facciale per l’ingresso allo stadio.
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