Sui dazi l’Europa non vada alla guerra Castellaneta spiega perché

La “guerra dei dazi” non è una novità: c’è sempre stata, e anche gli Stati Uniti furono tra i primi ad applicarla quando i coloni del cosiddetto Tea Party buttarono in mare le balle di tè che la Compagnia delle Indie voleva imporre loro di acquistare a dazio zero, dando inizio alla guerra di indipendenza dall’impero britannico. In epoche più recenti, invece, le tariffe sono state adottate in chiave protezionista ed autarchica allo scopo di difendere prodotti o industrie specifiche dalla concorrenza straniera. Oggi, però, la situazione è molto diversa: l’annuncio di Trump del 2 aprile va al di là della semplice guerra commerciale ma tocca l’insieme complessivo dei rapporti con gli altri Paesi (amici e non) e si pone quindi più con lo scopo di difendere il proprio Paese e i propri valori, andando al di là della semplice valenza commercialeQuella di Trump, al di là del modo quantomeno bizzarro con cui sono stati calcolati i presunti dazi applicati dagli altri Paesi contro gli Usa, è una scommessa politica rischiosa con la quale il presidente vorrebbe imporsi come il fautore della “liberazione” dal giogo dal resto del mondo e prepararsi ad una campagna elettorale per un terzo mandato a furor di popolo al momento comunque assai improbabile.
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