Viaggi e sogni di Freud e Kerényi a Castelvetrano

E’ possibile, a meno che ne abbiate avuta una conoscenza diretta, che vi siate fatti un’opinione mediocre, o senz’altro cattiva, di Castelvetrano. Ora io, che avevo frequentato Selinunte ma a Castelvetrano avevo solo brevemente passeggiato, e visitato lo splendente Efebo nel nitido museo civico, ho avuto il privilegio di una visita più ricca, e vorrei farvene partecipi un po’ alla volta. Marcello Venuti gentilmente mi guida, e mi sorprende mostrandomi la facciata di un palazzetto a due piani male in arnese e palesemente disabitato, un balcone di ferro e di erbacce con le persiane sgangherate sopra un doppio portone di legno inchiodato e lucchettato, fregi già eleganti, sulle lesene laterali gli avanzi della scritta RISTORANTE, e un cartello con l’annuncio VENDESI e il numero di telefono. “Qui ha dormito Freud”.
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