Migranti in Albania: il governo studia un nuovo decreto per superare l'impasse
Il governo italiano sta cercando di risolvere le difficoltà legate ai centri per migranti in Albania, dopo che le persone trasferite sono state riportate in Italia a seguito di decisioni giudiziarie. L'esecutivo sta valutando un nuovo decreto per consentire il trattenimento dei migranti nei centri albanesi. Una delle ipotesi è trasformare le strutture esistenti in Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), destinati a migranti irregolari già presenti in Italia e destinatari di un decreto di espulsione. Questa modifica potrebbe semplificare le procedure ed evitare ulteriori bocciature da parte della magistratura.
All'interno del governo emergono dubbi riguardo all'affidamento dei centri alla giurisdizione albanese, poiché ciò richiederebbe una modifica sostanziale del protocollo esistente. Una fonte governativa ha espresso scetticismo, sottolineando che sarebbe necessario rivedere l'accordo con il primo ministro albanese Edi Rama, operazione complessa anche in vista delle elezioni albanesi dell'11 maggio.

Le opposizioni criticano l'iniziativa, definendola una "follia istituzionale" che sta creando uno scontro senza precedenti tra poteri dello Stato e uno spreco di risorse. Esponenti del Partito Democratico hanno chiesto al governo di fermare questo progetto e di destinare gli 800 milioni di euro previsti per i centri a settori come sanità e sicurezza.
Il governo è determinato a trovare una soluzione per garantire il funzionamento dei centri di Gjadër e Shengjin, costruiti dall'Italia in Albania in base al protocollo siglato tra la premier Giorgia Meloni e il primo ministro Edi Rama. Attualmente, i tecnici stanno approfondendo la possibilità di procedere senza dover rivedere l'accordo, considerando che sul territorio albanese è già presente un Cpr di piccole dimensioni.
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